Romics XXIII edizione: intervista a Leila Leiz

Intervista a Leila Leiz, fumettista autrice di “Alters”, in uscita il 13 aprile per saldaPress e  presentato in anteprima a Romics. Leiz ha collaborato per diversi anni con editori europei come 451 Editor, Soleil Editeur e Sergio Bonelli Editore. Con Alters, la nuova serie di Paul Jenkins, ha realizzato il suo sogno: esordire nel mondo del fumetto americano.

 

Charlie è un ragazzo timido e insicuro, che quando diventa Chalice è una donna forte, come hai espresso nei tuo disegni queste differenti attitudini?

Ho avuto poco tempo per fare il libro: avrei voluto lavorare di più sui personaggi. Charlie e Chalice sono un uomo e una donna. Sono diversi e devono essere diversi. Per rappresentare un transgender mi sono documentata su film e documentari.

 

Tu sei un autodidatta, come hai cominciato a disegnare? Quali sono gli autori che hanno influenzato il tuo immaginario?

Mio padre era un disegnatore, ma non ha potuto proseguire il suo lavoro perché doveva mantenere la famiglia. Vederlo disegnare mi ha dato l’idea di farlo anch’io, ma non sapevo cosa fare di preciso. Un giorno sono entrata in una libreria che aveva una piccola sezione di fumetti, ho visto i super eroi della Marvel e ho detto: è questo quello che voglio fare.

 

Hai lavorato nel fumetto francese, americano, italiano, come ti sei rapportata a questi diverse realtà e stili del fumetto?

Sono mondi diversi. In Italia ho imparato a vedere il bianco e nero, una buona esperienza che mi ha insegnato a vedere le linee. In America ho imparato la velocità e la capacità di sopportare la pressione dei tempi di consegna: non hai tempo di pensare e devi abbandonare velocemente il tuo lavoro. Non hai tempo di correggere, devi fare pace rapidamente con il fatto che il lavoro non è più tuo.

 

Il supereroe è un personaggio "diverso", Chalice raddoppia questa diversità, tanto che Charlie è più preoccupato a rivelarsi alla famiglia come Alter più che come trans, pensi che il fumetto possa far superare le paure del diverso e dell'alterità?

Molti transgender mi ha scritto via mail perché aspettavano il libro, una storia che parlasse di loro. Venire accettati dalla famiglia è la cosa più difficile anche se i genitori di questa generazione sono più abituati a queste problematiche rispetto a quelli della generazione precedente.

 

Il mondo del fumetto si è aperto da pochi anni a disegnatrici donne, a tuo avviso com'è cambiato il mondo del fumetto?

È cambiato molto. La prima volta quando sono andata a Chicago a 18 anni, ero l’unica donna e non mi hanno preso sul serio: le donne non potevano disegnare supereroi in America.  Anche in Francia  le disegnatrici potevano raccontare solo storie femminili o per ragazzi. Il web ha aiutato molto le donne ad essere valorizzate perché non ci sono discriminazioni di genere. Quello che conta  è se un disegno piace o meno alla rete, se ha molti like gli editori si convincono: anche io ho cominciato così.