Quattro chiacchiere con Babini

Abbiamo intervistato Stefano Babini, ospite di Romics XXI per presentare la nuova edizione di “Non è stato un pic nic”(Dada Editore).

 

Quanto è importante il cinema nella tua formazione artistica?

Non potrei vivere senza il cinema. Ci vado anche tre volte a settimana. Amo i film d’avventura, ma vedo tutti i generi di film. Quando penso a una storia, penso sempre agli attori. Spesso mi sono accorto dopo che un mio personaggio assomigliava ad un attore.

 

Quali sono i tuoi registi preferiti?

Sergio Leone, Quentin Tarantino, John Ford, Sam Peckinpah, Robert Aldrich. Amo molto il western. Attingo molto al cinema in termini di inquadrature. In Tex mi sono accorto che in una sequenza avevo disegnato la scena precisa de “Il mucchio selvaggio” di Peckinpah.

 

Hai in cantiere un nuovo”fumanzo”, un seguito di “Non è stato un picnic”?

Presento a Romics la riedizione di “Non è stato un picnic” con tavole inedite e nuovi contenuti. Il seguito è in cantiere e si intitolerà “Ferisce il mio cuore con monotono languore”. Per quanto riguarda il mio futuro lavorativo, ho deciso che dopo Tex non farò più personaggi mainstream. Sono onoratissimo e contento di averci lavorato, ma voglio recuperare libertà. Vorrei lavorare sulle mie storie e limitare le collaborazioni a progetti one shot o di breve durata. Ultimamente ho parlato con Moreno Burattini di una collaborazione per una edizione speciale di Zagor, un’anticipazione che mi fa piacere darvi. Realizzerò anche la cover del nuovo libro di Moreno: “Sarò bre”. Non ho sempre voglia di disegnare con scadenze. Per citare Corto Maltese, posso ricordare un dialogo tra Corto e Rasputin. Corto chiede a Rasputin perché non possa ridisegnare una mappa. Rasputin risponde: “Tu credi che io abbia sempre voglia di disegnare?”. Era una confessione di Pratt, vale lo stesso per me.

 

Quale personaggio dei fumetti saresti?

Kit Carson di Tex. Mi identifico molto in lui. Disegnandolo mi sono reso conto che lo facevo sempre più simile a me.

 

Quali sono per te le regole per diventare un bravo fumettista? Cosa suggerisci ai ragazzi nei tuoi workshop?

Fare il fumettista è un lavoro: occorre documentarsi e lavorare sodo. No al volontariato: il lavoro va pagato. È un lavoro di grande solitudine: ore e ore per documentarsi e studiare personaggi, dettagli, ambientazioni. Rigore e libertà sono i capisaldi di questo mestiere: hai la libertà di poterti esprimere, ma devi farlo con rigore e accuratezza. Non è facile farlo sembrare facile: dietro la semplicità c’è lavoro e complessità.

 

Quali tecniche usi nel tuo lavoro?

Lavoro sempre a mano disegnando a matita e fotocopiando. Se ho tre elementi in una scena li disegno e fotocopio poi li assemblo incollandoli, una specie di “Photoshop manuale”. Uso ancora pennini e pennarelli, bianchetto e acquarello: coloro sempre a mano