




Ospite d’onore di Romics, Gipi conferma la sua fama di autore eclettico e di poliedrico con un fenomenale intervento che ha ipnotizzato il pubblico della Fiera.
Già dalla presentazione si capisce che siamo in un territorio diverso: Gipi è al centro della Sala incontri, circondato dai partecipanti, risponde alle domande e racconta il suo lavoro e la sua arte mentre, alle sue spalle, passano le immagini dei suoi lavori e, allo stesso tempo, un gruppo musicale accorda gli strumenti che serviranno per la seconda parte dell’evento. Gipi difende il suo sentirsi più un narratore che un fumettista, racconta la sua necessità di scrivere storie attraverso un modo nuovo di fare fumetto, in cui la testa, la mente (con tutte le sue vanità, le sue sovrastrutture razionali) venga messa da parte per far spazio alla furia creativa della mano, al flusso narrativo il più “puro” possibile.
“Anche quando dipingo quadri”, dice, “alla fine mi ritrovo a metterli in terra e fare storie in sequenza… è inevitabile”. Cita, tra gli autori che l’hanno influenzato, i grandi Pazienza, Liberatore e tutti gli autori di Frigidaire, ma anche il capolavoro “Maus” che, dice, gli ha dimostrato la possibilità di usare quel mezzo, e proprio quel mezzo lì, per raccontare una storia.
C’è arte, dietro i lavori di Gipi, c’è una forza trattenuta a stento nelle sue parole mentre risponde alle domande del pubblico, una forza che esplode con tutta la sua carica dirompente nella performance che segue: lui in piedi, microfono e leggio, la sua band dietro ad accompagnare il racconto, a fare da colonna sonora a questo fumetto vivente, che prende corpo e sostanza mano a mano che i personaggi escono dalla sua voce, dalla sua incredibile mimica.
Il pubblico ride, sobbalza, vive con Gipi la sua storia, stralunata e lisergica, che sarà anche disegnata male, ma è comunque bellissima.
Massimiliano Ciotola