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Interviste/David Rubin incontra il pubblico di Romics

David Rubin

Un esordio folgorante con Dove nessuno può arrivare, un talento eccezionale, confermato dall’ultimo albo edito da Tunué La sala da tè dell’orso malese, a cui si affianca il lavoro come animatore 3D.

David Rubin
Come hai iniziato la tua carriera?
Per necessità. Come i cantanti scrivono canzoni, io disegno fumetti. È un mezzo più immediato, più diretto e personale. Amo anche il lavoro nell’animazione, ma il fumetto mi consente di operare senza mediazioni, in modo meno industriale.
Che differenze vedi tra fumetto ed animazione, e come vivi il tuo “doppio lavoro” da fumettista ed animatore?
Sono due mezzi diversi, che si completano. Quello che imparo nell’animazione, lo so nei fumetti e viceversa. Ma restano due mezzi diversi, non sono “fratelli”, come non lo sono, per esempio, fumetto e letteratura.
Come cambia, secondo te, l’identità del fumetto, in un periodo in cui tutto (o quasi) è disponibile su uno schermo portatile?
Per il pubblico cambia molto: il modo di avvicinarsi ad un’opera, i tempi e i luoghi… Ma per me, come autore, l’approccio resta una questione personale. Tutti i mezzi di comunicazione mi influenzano, ma tutto passa poi attraverso il “mio” canale di espressione. Tutti i mezzi aiutano a crescere.
Quanto ti ha influenzato la mitologia?
Sono innamorato della mitologia. Fin da bambino ero appassionato di mitologia nordica, latina, orientale… legevo i miti degli eroi classici e dei supereroi a fumetti.
In fondo, da Ercole a Superman cambia il vestito e poco più.
Che rapporto hai con i supereroi?
Sono una fantastica materia prima, icone, elementi che è possibile smontare e rimontar a piacere per raccontare storie. Non mi interessa farlo “alla Watchmen”, per quello c’ha già pensato Alan Moore.
Mi interessa il loro lato umano, quello che succede quando ritornano a casa, dopo aver combattuto con il mostro gigante. Nei fumetti è tutto perfetto, le loro vite sono sempre così precise. A me interessa l’aspetto più personale, più intimo, del super-eroe, quello che succede nel suo cuore e nella sua mente quando pensa, per esempio, alla fidanzata che l’ha lasciato per via del “lavoro” che fa.
Ti interessa la “facciata quotidiana” del super-eroe?
Sì, assolutamente. Nella “Sala da Tè” si ritrovano le mie versioni “umane” degli eroi. Un Batman in galera, un Superman intristito perché, nonostante il suo immenso potere, non può salvare Lois Lane dal cancro.
Mi affascinava l’idea di mostrare il dolore di una persona capace di vedere le singole cellule mentre si ammalano.
Credi si possa parlare di uno stile spagnolo?
Credo che in Spagna ci siano molti autori, ognuno con un proprio stile. Come in Italia.
Le tue sono storie autobiografiche?
Non amo molto la definizione di “storia autobiografica”. Alcune mi piacciono molto, ma gli autori più bravi reinterpretano comunque gli eventi delle loro vite. Non è mai un documentario, insomma.
Ma non mi interessa la descrizione della quotidianità. In Spagna molti considerano le mie opere autobiografiche, ed in parte è vero, parlo continuamente di cose mie, di ciò che mi preoccupa, ma preferisco usare la fiction come mezzo di espressione.
Il tuo è stato un esordio di successo, te lo aspettavi?
No, assolutamente. Per me era un momento molto difficile e, come dicevo, disegnare fumetti per me era una necessità. Si può dire che abbia funzionato come un esorcismo.
E ha funzionato bene?
In quel momento, non tanto. Poi, per fortuna, mi sono lasciato quel brutto momento alle spalle. E comunque m’è servito per concentrarmi su qualcos’altro.
Cosa ne pensi dell’esplosione del fumetto spagnolo?
È un’ottima cosa. Fino a dieci anni fa, il mondo del fumetto spagnolo era un deserto. Noi abbiamo iniziato ad autopubblicarci tramite fantine, per avere una cartellina con del materiale da presentare agli editori che, ad un certo punto, hanno capito che il “comics” spagnolo poteva funzionare. Momento giusto e posto giusto, insomma.
Anche la diffusione del web, di blog sui fumetti è stata fondamentale: si è iniziata a spargere la voce sulla qualità dei nostri lavori e il passaparola ha fatto il resto. Ora anche il governo spagnolo ha istituito un premio per i fumettisti.
Massimiliano Ciotola

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