Paolo Barbieri intervistato da Romics

 

Intervista a Paolo Barbieri, illustratore, ospite della XXI Edizione di Romics.

 

Quando ti sei appassionato al disegno e quando hai capito disegnare che era la tua strada?

Quando ho cominciato non capivo che era la mia strada perché avevo sei anni. Disegnavo i cartoni animati e a un certo punto mi sono accorto che non mi bastava più quello che vedevo, volevo creare nuovi robot, nuovi personaggi. La tv ha sviluppato la mia fantasia. Il resto lo hanno fatto film come Indiana Jones, I Goonies, Labirinth che comunicavano una magia unica. Quando ho deciso di fare il disegnatore, ho fatto la Scuola D’Arte a Mantova poi due anni in un Accademia privata a Milano.

 

Quali maestri ti hanno ispirato?

Boris Vallejo, Rodney Matthews, Michael Whelan. Ho cercato di capire come quei grandi maestri trasformavano il mondo reale in fantasy. Non è semplice, diventa facile quando lo fai tuo. Così a forza di confrontarmi con i grandi è nato il mio stile. All’inizio non lo vedevo: erano gli altri a riconoscere le cose che facevo.

 

Come sono stati gli inizi?

Non facili. Ebbi delle belle stroncature. Mi dissero che non avrei mai lavorato in Italia. Poi incontrai lo Studio Baroni, uno studio grafico per l’editoria: mi diedero fiducia e cominciai a lavorare a delle copertine.

 

Perché hai deciso di lavorare sull'Inferno di Dante, uno dei più celebri e rappresentati libri al mondo?

È stata una proposta di Mondadori. È un testo pieno di violenza, di corpi squartati. Volevo tradurlo in immagini senza farlo diventare splatter. Preferisco comunicare con le finiture che con gli “effettacci”.

 

Hai illustrato cover per libri di autori importanti come Umberto Eco, Wilbur Smith. Come nasce l'idea per una cover?

Di solito mi confronto con l’art director e cerco  di “tradurre” la sua idea per una cover. A volte mi danno una sinossi e descrizioni dei personaggi e sono più libero. La vera libertà però ce l’ho con i libri illustrati.

 

Quali consigli  daresti a chi vuole fare il tuo mestiere?

Disegnate tanto. Aspettare l’ispirazione è un concetto romantico. Quando disegni da tempo, non hai più paura del foglio bianco, quando impari ti crei una disciplina. L’ispirazione diventa metodo di lavoro.