Leo Ortolani intervistato da Romics

 

Intervista a Leo Ortolani, ospite della XXI edizione di Romics per presentare “C’è spazio per tutti- La stazione”, un’anteprima edita da Panini Comics.

 

Quando hai iniziato a leggere fumetti?

A cinque anni leggevo Topolino. A undici anni il Corriere dei Piccoli e Il Corriere dei Ragazzi, i giornali che trovavo in casa.

 

Chi è Rat-Man: parlaci di lui.

Rat-man  è un personaggio convinto di essere un supereroe. Realizza cose che non avrebbe mai realizzato se fosse stato una persona “normale”.

 

 Rat- Man è un personaggio di grande successo: Perché hai deciso di chiudere la serie?

Rat-Man è una serie ma in realtà è un’unica grande storia. Io penso che comunque tutte le storie debbano avere una fine.

 

Quali personaggi nuovi hai cominciato a disegnare?

Abbiamo appena presentato qui a Romics un nuovo progetto, “C’è spazio per tutti” (Panini Comics), realizzato in collaborazione con l’ESA(European Space Agency)  e l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). È ambientato in una stazione spaziale. Una stazione è un laboratorio scientifico quindi era difficile inventare una storia. Per questo motivo ho inserito la presenza di Rat-Man come motore della narrazione. Per ora abbiamo presentato solo un frammento del progetto, poi ci saranno veri e propri album.

 

Come sono nate le recensioni cinematografiche a fumetti che hai raccolto in “Buio in sala”?

Io ho una grande passione per il cinema. Non sono un critico, ho iniziato a scrivere queste recensioni sul mio blog per il piacere di parlare di cinema. Sono piaciute ai lettori tanto da diventare un libro che avrà un seguito dal titolo “Il buio colpisce ancora”.

 

Quali sono i tuoi registi di culto?

Woody Allen, Steven Spielberg, Ron Howard, ma anche registi impegnati come Aki Kaurismaki.

 

Quanto ti influenza il cinema nel tuo lavoro?

Moltissimo. Io smonto i film per capire come e perché succede una cosa. Se un film funziona è perché c’è un meccanismo preciso. Anche il montaggio non è mai casuale. Per il cinema e il fumetto vale la stessa regola. Se la linea narrativa è troppo scoperta, una storia finisce per risultare troppo banale.