Beatles a Fumetti: intervista a Yoshiko Watanabe

 

Intervista alla fumettista e animatrice Yoshiko Watanabe, una delle artiste presenti in “Beatles a fumetti”, la mostra sui Fab Four in programma alla XXIIesima edizione di Romics.

 

Ha lavorato in Giappone per anime molto famosi come "Astroboy" e "La principessa Zaffiro" e, in Italia, per le più importanti produzioni di cartoni animati come "La Freccia Azzurra" e "La Gabbianella e il gatto", quale differenze ci sono nel lavorare nei due paesi?

In Giappone lavoravo come impiegata, invece in Italia, ho lavorato da casa, sotto contratto. Ogni volta che mi serviva qualche consiglio o una conferma, andavo allo studio, per esempio LANTERNA MAGICA a Torino, o GREEN MOVIE a Milano. Era un'altra epoca. Non esisteva la comodità delle mail né Skype. 

 

Qual è il suo rapporto con la musica: ispira il suo lavoro?

Non posso lavorare senza musica! Mi piace il pop, ma preferisco la radio sintonizzata sulla musica classica, perché mi fa concentrare su quello che sto facendo

 

 I Beatles hanno ispirato e influenzato il suo lavoro?

Mi piace tutt'ora la musica di Beatles, ma al tempo del loro massimo successo, stavo lavorando come impiegata, allora non mi ha influenzato sul lavoro. Nello studio però, con i miei colleghi, spesso mettevamo i dischi di Beatles dando a fastidio ai colleghi a cui non piacevano! 

 

Insegna alla Scuola Romana dei Fumetti, come sono le nuove leve di questo mondo?

Sono la nuova generazione, credo che i loro pensieri siano diversi da quelli che avevo io quando ero una ragazza, ma in fondo siamo uguali, perché amiamo disegnare. Io cerco di adattarmi al loro modo di  pensare. In generale credo che non ci siano grandi differenze nel mondo dei fumetti, né generazionali, né tra mondo giapponese e occidentale

 

Che rapporto ha con l'Italia dove vive da anni?

Ormai sono più di 40 anni che sto in Italia, però mi sento ancora una straniera forse perché non parlo correttamente l’italiano (è molto difficile per me) e mi serve sempre qualcuno che corregga quello che scrivo, anche perché spesso mi dà fastidio il modo di fare qualcuno che, per esempio, salta la fila o non rispetta i semafori. Praticamente le piccole cose quotidiane. Ho passato 30 anni in Giappone: la differenza di cultura è evidente.