Beatles a Fumetti: intervista a Sergio Tisselli

Intervista all’illustratore e fumettista Sergio Tisselli, uno degli artisti presenti in “Beatles a fumetti”, la mostra sui Fab Four in programma alla XXIIesima edizione di Romics.

 

In occasione della mostra di Romics "Beatles a fumetti" ha ideato un’illustrazione che rivisita la copertina di “Abbey Road”, perché questa scelta?

Mi sembrava che "Abbey Road" rappresentasse bene il gusto anche grafico del periodo: a parte alle altre bellissime cover del gruppo, penso anche all'universo surreale dei film di Lester. Sempre pensando a quel tipo di estetica, ho collocato i quattro in uno spazio metafisico alla Magritte, mele comprese.
 

I Beatles hanno rivoluzionato la musica, chi sono stati i Beatles del fumetto?

Son convinto che ogni rivoluzione sia figlia dei suoi tempi perciò parlerò dei fumetti che hanno fatto le mie rivoluzioni. Dopo Zagor e Tex (dei quali non perdevo un numero ma non sapevo leggere quindi "leggevo" i disegni e capivo tutto) sono arrivati quasi subito i grandi maestri italiani: Toppi, Battaglia, Micheluzzi,  Pratt, Magnus. Credo che sia a questo punto che il mondo fumetto mi si è aperto e lì ho sentito l'enormità espressiva del mezzo. Le riviste poi mi portarono la grande scuola spagnola e sudamericana con i Breccia in primo piano assieme ad una miriade di altri autori che proponevano cose di una bellezza abbagliante. Ma la vera ondata "rivoluzionaria" per me furono i metalli urlanti, sempre grazie alle riviste (ce n'erano una marea, tutto cominciò con Alter Alter, poi arrivarono l'Eternauta, Totem, Pilot  e tante altre che dissanguavano il mio già povero portafoglio). Hermann e Giraud li conoscevo già grazie alla Lancio ma questi mondi, questo disegno vecchissimo eppure così nuovo furono la rivoluzione per me.

 

Lei ha avuto l’opportunità di lavorare con Magnus, com’è avvenuto quell’incontro?

Fu molto semplice, gli telefonai dato che era l'autore che preferivo. Dopo qualche tempo mi diede un appuntamento ed io andai a mostrargli i miei disegni. Sei "bravotto", mi disse e subito cominciò a parlarmi di Giuseppe Pignata. Mi raccontò del boia dell'Aquila che alla fine del 1600 portava a dorso di mulo i quarti dei giustiziati in giro per gli Appennini come monito per la popolazione. Partimmo subito con questa storia che durò quattro bellissimi anni.

 

Per la Bonelli ha disegnato Tex: da dove nasce la sua passione per il western e le sue atmosfere?

Praticamente da subito, attraverso i fumetti: come ho detto "guardavo" Zagor e Tex, più tardi Bluberry, Comanche, Cartland. Sempre molto presto è arrivato il cinema: il primo colpo di fulmine fu “Alamo” poi tutti i classici da Ford a Hawks poi Peckinpah, Leone e gli spaghetti western.