Beatles a Fumetti: intervista a Sergio Staino

 

Intervista al fumettista e vignettista Sergio Staino, uno degli artisti presenti in “Beatles a fumetti”, la mostra sui Fab Four in programma alla XXIIesima edizione di Romics.

 

La chiave del suo lavoro è da sempre l'ironia, è ancora il migliore strumento per raccontare l'attualità?

L'ironia e l'autoironia sono il miglior strumento per vivere e quindi per fare tutto, guai a chi si prende troppo sul serio e guai soprattutto a chiunque debba dipendere da qualcuno senza autoironia.

 

Come è nato il personaggio di Bobo e come è cambiato negli anni?

Il personaggio è molto autobiografico ed ho iniziato a raccontare le sue avventure per liberarmi dalle angosce terribili che avevo maturato con i marxisti-leninisti e la politica in genere. Doveva essere un modo per prendermi in giro e per dare ufficialmente un addio alla militanza politica. La realtà ha preso poi tutte altre strade e quella politica che avevo messo fuori dalla porta è rientrata dalla finestra, spero in modo più maturo e concreto, sicuramente in modo più efficace ed esaltante. Adesso, a quasi 40 anni di distanza da quei giorni, a volte ho la triste sensazione di star ritornando alle origini.

 

In occasione della mostra di Romics "Beatles a fumetti" ha proposto un collage sui Beatles usando volti di personaggi della politica e dello spettacolo. Perché questa scelta?

È un disegno che ho fatto per il primo congresso dei DS e della segreteria Fassino, più che altro è un grande biglietto di auguri. Auguri per una sinistra che poteva riunire tante anime apparentemente diverse con in comune solidarietà, creatività e speranza di costruire una società migliore. Il sergente Pepper da questo punto di vista era una bella icona.

 

Dopo una carriera nel fumetto quali consigli si sente di dare ai giovani fumettisti?

Studiare, cercare di capire, non fare cose superficiali e non scopiazzare i vecchi. Raccontare con sincerità e l'originalità viene da sé.