Beatles a Fumetti: intervista a Mauro De Luca

 

Intervista all’illustratore e fumettista Mauro De Luca, uno degli artisti presenti in “Beatles a fumetti”, la mostra sui Fab Four in programma alla XXIIesima edizione di Romics.

 

In occasione della mostra di Romics "Beatles a fumetti" ha proposto un'illustrazione sui Beatles: su quali aspetti della storia dei Fab Four ha lavorato?

L’immagine che ho proposto, oltre ad essere tratta da uno degli scatti per la copertina del disco, visualizza bene attraverso i colori delle uniformi l’eterogeneità degli elementi. Ho cercato di rendere anche la loro fusione nell’alambicco creativo e la conseguenza contagiosa della loro opera: l’emozione dei fan.

Nel processo creativo agiscono sempre diversi elementi la cui interazione manifesta un opera: è un’alchimia. Nel caso dei Beatles sono stati i componenti della band e tutta la popolazione dei personaggi del loro background presente nella copertina di Sgt Pepper.

La magia dei Beatles è stata possibile tra quegli elementi e in quel tempo, trascende la volontà dei singoli, come una fioritura che può avvenire solo in primavera.  La loro produzione in un tempo così circoscritto ha qualcosa di straordinario come lo è stata l’età di Pericle in Grecia o il Rinascimento nella Firenze di Lorenzo il Magnifico. 

 

Qual è il suo rapporto con l'universo creativo dei Beatles e in generale con la musica?

La musica è vibrazione, energia che tutto pervade, un nutrimento interiore, una delle mie passioni che pratico maldestramente, ma ascolto continuamente ammaliato.

Pur non avendo vissuto da fan il loro tempo, per motivi anagrafici, la loro produzione artistica è stata per me una continua scoperta e motivo d’ispirazione, soprattutto nella capacità di saper coniugare la tradizione con un linguaggio innovativo, diretto che si rivolge a tutti, popolare ovvero Pop. La loro produzione così eterogenea testimonia la ricchezza dei loro riferimenti.

 

Ha disegnato molto per il fantasy e il fumetto storico, da dove nasce la passione per queste atmosfere?

La mia prima passione è stata la pittura, ne ho subito e ne subisco ancora il fascino, l’ho praticata molto da giovanissimo e studiata in accademia. La storia dell’arte, oltre ad essere un patrimonio di bellezza e creatività, lo è anche del nostro immaginario riguardo al passato. E qui arriva il fantasy:  in ogni ricostruzione storica, anche la più documentata e seria, c’è una componente immaginativa che colma gli inevitabili vuoti. Il fantasy permette di legare la tradizione con la fantasia, rendere verosimile ciò che non è mai stato. Lo trovo molto stimolante, ti permette di studiare documentandosi e di inventare.

 

Dopo una lunga carriera come autore e docente di fumetto alla Scuola Romana dei Fumetti, che cosa consiglia ai giovani che sognano di fare questo mestiere?

Mantenere viva la fiamma della passione, dell’interesse verso tutte le forme artistiche che rappresentano il nutrimento senza il quale l’entusiasmo potrebbe spegnersi. L’amore per la pratica artistica, l’intima soddisfazione che se ne riceve, può sostenere anche nei momenti in cui questo lavoro può diventare difficile come per tutte le attività artistiche. Tutto ciò che ci affascina va bene, che sia pittura, disegno, fumetto, musica, teatro o cinema. A proposito del legame con la tradizione Michael Jackson diceva: "Studiare i grandi per diventare grande…”. Ho un piccolo episodio di quando, ragazzo per nulla interessato ai comics, frequentavo il liceo artistico. Sapevo che lì insegnava anche un disegnatore di fumetti e, durante la ricreazione, andai a sbirciare nella sua aula e lo vidi mentre disegnava con il pennello: una magia. Il giorno stesso corsi ad acquistare pennello e inchiostro di china per esercitarmi. Quel disegnatore era Paolo Eleuteri Serpieri a cui dedicate una mostra in questa edizione.

Grazie a Paolo, ai Beatles, a Michael Jackson, gli artisti del periodo di Pericle e Lorenzo il Magnifico, a Maradona e a tutti quelli, anche sconosciuti, che una volta ci hanno emozionato.