Giovanni Ticci - Golden Romics of the III edition

Giovanni Ticci - Golden Romics of the III edition

Non è un omaggio formale, una scelta "tra i tanti". Parlando di Giovanni Ticci come grandissimo maestro del fumetto internazionale non siamo assaliti dal dubbio di aver usato un'iperbole un po' banale (tipo: "Nella splendida cornice di...", immancabile frase per mostre, concerti, spettacoli)  di quelle iperboli che non si negano a nessuno nelle presentazioni "buoniste". Per chi, come chi scrive, ha un'antica e solida passione "texiana" è fin troppo facile essere ammiratori dell'arte di Ticci, interprete ortodosso (ebbene, sì: noi "texiani" siamo spesso un po' conservatori) e al tempo stesso originale di avventure, scenari, stati d'animo dell'inossidabile Aquila della Notte, dei suoi pard e dei suoi nemici. Un'arte che coniuga una grande attenzione ai particolari ("ereditata" da Alberto Giolitti, uno dei maestri di Ticci) a uno stile essenziale, anzi "essenziale e vigoroso" come  viene definito da una scheda della casa editrice Sergio Bonelli. Dall'esordio con Tex, Vendetta indiana nel 1967, Ticci è diventato un punto di riferimento per i lettori che amano la dinamicità dei suoi personaggi (con un Tex fisicamente rinvigorito e un Kit Carson "svecchiato");  l'amore e la cura con cui riproduce gli scenari del West, i grandi spazi tra foreste, praterie, montagne, distese innevate del Nord e torridi canyon del Sud Ovest; l'abilità nel tratteggiare la fisionomia degli indiani; la maestria nel disegnare i cavalli. Ma, se è vero che Ticci è diventato uno dei più famosi e apprezzati disegnatori italiani soprattutto grazie a Tex, non può essere dimenticato "l'altro" Ticci, quello degli esordi nella leggendaria fucìna di talenti che era lo studio D'Ami, quello della collaborazione con Franco Bignotti (per Un ragazzo nel Far West), lo straordinario illustratore delle copertine della collana di romanzi I grandi western e poi il "Ticci americano", ammiratore di Milton Caniff e capace di esportare negli Stati Uniti la sua classe. Già, perché il disegnatore e illustratore senese (già, senese: non dimentichiamo che nel 1995 ha realizzato anche il drappellone di un Palio della sua amata Siena) è stato uno dei pochi autori italiani di fumetti ad aver conquistato l'America con le sue tavole, nel fecondo periodo del sodalizio con Giolitti, a partire dalla serie di Turok, Son of Stone. Un curriculum impossibile da sintetizzare in poche righe, un curriculum da grandissimo maestro del fumetto.