Tu sei qui
Romics 7° Edizione. ROMICS D'ORO: REGIS LOISEL, GIANFRANCO MANFREDI, SYD MEAD, SERGIO STAINO..
ROMICS 7a edizione
Nuova Fiera di Roma 4-7 ottobre 2007
RÉGIS LOISEL
Régis Loisel, classe 1951, arriva tardi a quello che è chiamato fumetto d'autore. La lunga anticamera nel fumetto 'popolare' (su testate come Pieds Nickelès, Pif Gadget,ecc) gli permette di assimilare al meglio i meccanismi e sottigliezze del linguaggio del fumetto e di affinare le sue notevoli doti grafiche. Ma con la saga di Velissa (La Quéte de L'Oiseau du Temps), realizzata con lo sceneggiatore Serge Le Tendre nel 1982 (una prima versione, però, era stata pensata già nel 1975) giunge finalmente al successo: la sua maestria grafica espode, per tutti vi è la rilevazione di un disegno che riesce nell' exploit si esser vorticoso, sensuale e al contempo sempre chiaro e narrativo. Così il passo alla narrazione in prima persona (sperimentata fino ad allora solo nei racconti brevi) per un progetto fortemente impegnativo quanto personale, è cosa del tutto naturale: ecco allora Peter Pan, rivisitazione con accenti dickensiani del classico di James M. Barrie. Il suo nuovo lavoro di maggior rilievo, Emporio, è ancora un exploit: condividere con un altro autore - Jean- Luis Tripp, nella fattispecie - sia l'elaborazione del disegno che della sceneggiatura, exploit che comprende il vasto lavoro di ricerca quasi antropologico sul mondo rurale del Québec degli anni '20.
E tornano elementi della sua poetica, come l'iniziazione all'età adulta, un osservatore che giunge dall'oblio (il morto che osserva non è lontano dal vecchio che racconta in Velissa), il sentimento dolcemente malinconico, quasi struggente, di un'infanzia (o di mondo) che non torneranno più.
Francesco Boille
GIANFRANCO MANFREDI E LA VISIONE FANTASTICA DELLA REALTÀ
Chissà da dove viene fuori Gianfranco Manfredi, scrittore e sceneggiatore (e altro ancora) nato a Senigallia ma assai poco italiano, specie se paragonato agli italiani della sua generazione, quella del tramonto degli anni '40, ancora soggiogata dal peso delle rovine lasciate dalla guerra e dal furore ideologico del realismo. Manfredi sembra nato altrove, magari in una cultura in grado di eleborare diversamente, e forse in maniera più compiuta, i confini della modernità. Sarà per questo che le sue storie fantastiche e - inevitabilmente- inquiete, popolate da fantasmi (come nella sua prima serie a fumetti, Gordon Link, pubblicata dalla storica Editrice Dardo dal 1991 per i disegni di Raffaele Della Monica) o dagli spiriti elementari di Magico Vento, serie bonelliana che porta a compimento l'epos della Frontiera dell'immaginario nazionale, restituiscono un orizzonte narrativo ampio e problematico, i cui personaggi palesano una strutturale vocazione all'erranza e alla ricerca (e qui troviamo forse qualche traccia della biografia di Jean-Jacques Rousseau, un amore giovanile in cui Manfredi dedica il suo primo libro), insoddisfatti come sono dal punto di vista comune sul mondo. Il ricorrere nelle sue trame del tema dello sguardo, del vedere, del rendere in immagine il racconto (come suggerisce anche il geniale recupero di Poe quale "spalla" di Magico Vento), ci chiarice i salti di Manfredi da un linguaggio all'altro dell'industria culturale, la sua sperimentazione di architetture seriali dapprima nella scrittura sofisticata e densa dei suoi romanzi ( da Magia rossa del 1983 fino a il piccolo diavolo nero),poi per giungere cinema o al campo espressivo del fumetto, "naturale" crocevia tra immagine e testo. E orse, nell'Italia di oggi il fumetto è davvero l'unico medium in grado di ospitare un genere insolito come quello in cui si colloca il nuovo fumetto di Manfredi, Volto nascosto, stavolta una storia "a limite", 14 episodi annunciati da Sergio Bonelli: una serie d'avventura coloniale ambientata a fine '800 tra l'Etiopia e la Roma umbertina, forse inevitabile ritorno alla riflessione sugli snodi incompiuti della nostra Storia e alle fratture politico-culturali che hanno segnato l'identità nazionale.
Sergio Brancato
SYD MEAD
Visual Futirist: da Blade Runner a Alien alla serie cult Gundam
Un illustratore, un disegnatore industriale, un visual futirist, come lui stesso si definisce. Una mano che afferra mondi fantastici, paesaggi seducenti, astratti ma in qualche modo possibili, e li riporta su carta, per farli arrivare anche a noi: luoghi dove immergere lo sguardo e la fantasia.
Una vita trascorsa tra gli Stati Uniti e il Giappone, dove è amatissimo, una carriera che inizia come inchiostratore, ideatore dei personaggi e illustratore di sfondi per l’animazione, per poi passare al centro styling della Ford Motor Company. Finché arriva al cinema, e qui contribuisce alla creazione di uno dei grandi cult della cinematografia di fantascienza, Blade Runner di Ridley Scott, tratto dal libro di Philip Dick Anche gli androidi sognano pecore elettriche? Mead dà vita e aspetto a quel futuro immaginato da Dick, plumbeo, tecnologicamente avanzato ma disperatamente triste.
Tante sono le realizzazioni che vedono l’inconfondibile mano di Syd Mead al lavoro su ambienti futuristici, strade, automobili, edifici, tra cui Alien, Tron, Mission to Mars. In Giappone lo vogliono per dare un nuovo aspetto alla Yamato e a Gundam, uno dei robot più amati dell’animazione giapponese, protagonista di numerose serie prodotte dalla Sunrise. Mead ha lavorato al “volto” di Gundam in una delle più recenti serie.
Syd Mead, a cavallo tra illustrazione e tecnologia, sarà protagonista a Romics e a Midia di diversi appuntamenti: la celebrazione come Romics D’Oro, l’incontro con i professionisti degli effetti visuali italiani, la proiezione in anteprima del documentario a lui dedicato, proprio dal titolo Visual Futurist, realizzato da Joaquin Montalvan, anche lui presente a Romics.
Sabrina Perucca
SERGIO STAINO
In quel crocevia esistenziale degli anni Settanta in cui le certezze si sono dissolte, anche la satira non sapeva più che strada prendere. Sergio Staino ne ha tracciata una del tutto nuova, in perfetta linea con la dissoluzione dei dogmi e con il bisogno di trasferire il privato nel politico (e viceversa). In virtù di una visione alta e democratica della vita, in cui raccontare le proprie debolezze è segno di forza, Sergio Staino decide di essere il protagonista delle sue storie satiriche a fumetti. Di essere il Paperino di se stesso. Un Paperino che non ha fidanzata e nipoti, ma una moglie e due figli, esattamente come la realtà. Perché, a differenza di Paperino, Bobo ha a che fare con la realtà vera, con il suo privato che diventa pubblico e con il pubblico che si ritrasforma nel privato. A differenza di Paperino, Bobo ha la coscienza di essere quello che è: un personaggio. E’ questo soprattutto il gioco satirico di Sergio Staino: quello di prendere per i fondelli se stesso, le proprie debolezze e i propri miti. Consapevole che questo è già una rivoluzione e un traguardo della maturità: artistica, personale e anche politica.
Luca Raffaelli




















