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I CASTELLI ANIMATI A ROMICS 2010.
I Castelli Animati e Romics hanno lo stesso cuore pulsante. Ideati e organizzati dal medesimo gruppo di persone, hanno in comune la passione per gli argomenti trattati, l’accuratezza nella ricerca dei contenuti e la cura nello svolgimento del lavoro.
Quest’anno i Castelli Animati presenta al grande pubblico di Romics un programma speciale di proiezioni e incontri con alcune chicche e anticipazioni del programma del Festival vero e proprio, che si svolgerà a dicembre.
Si comincia giovedì 30 settembre con un programma di animazione giapponese, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura, curato e presentato da Shiniki Suzuki e Taku Furukawa.
Shiniki Suzuki, in oltre 50 anni di attività, ha partecipato alla realizzazione di opere rimaste nell’immaginario collettivo tanto nipponico quanto occidentale (tra cui Carletto il principe dei mostri e Chobin principe stellare).
Taku Furukawa rappresenta invece il versante più sperimentale dell’industria, slegato dalle grandi produzioni ma saldamente ancorato a una realtà “indipendente” altrettanto apprezzata e premiata. Verranno proiettati il cortometraggio Tokio Fantasia, vincitore del Gran Premio al Tokio Anime Fair del 2009, ed estratti dal dvd promozionale dell’Association of Japanise Animation.
Venerdì 1 ottobre è la volta di una selezione dei migliori cortometraggi autoriali di animazione premiati nella scorsa edizione dei Castelli Animati: una finestra sulla creatività in corto dalla quale scaturiscono spesso gemme di rara bellezza.
Sabato 2 e domenica 3 ottobre è la volta, invece, di Pinocchio, personaggio che, dopo essere uscito dalla penna di Collodi, ha ispirato tanto autori e vissuto tante vite diverse. Verrà proiettato Un burattino di nome Pinocchio, lungometraggio di animazione italiano realizzato nel 1971 da Giuliano Cenci, che voleva creare una versione del capolavoro di Collodi quanto più possibile vicino all’originale (l’autore si ispirò graficamente al celebre Pinocchio disegnato da Attilio Mussino). Cenci vi impigò oltre sette anni di lavoro e una selezionata equipe di oltre 50 artisti e tecnici, con la consulenza dei nipoti di Collodi e le canzoni di Renato Rascel (che è anche il narratore) e di Vito Tommaso.




















